Prima di raccontare la nostra esperienza alla 39° edizione, alcuni cenni storici per chi non la conoscesse.
La Milano-Taranto rappresenta una delle pagine più affascinanti della storia del motociclismo italiano. Nata nel 1937, la competizione prese il via prima della Seconda guerra mondiale e, dopo la parentesi bellica, tornò a far sognare migliaia di appassionati dal 1950 al 1956. Il percorso, lungo oltre 1.400 chilometri, univa Milano a Taranto attraversando l’Italia da nord a sud, mettendo alla prova piloti e motociclette su strade aperte al traffico e in condizioni spesso proibitive.
La gara divenne rapidamente un simbolo di coraggio, resistenza e spirito d’avventura, contribuendo alla crescita dell’industria motociclistica nazionale e consacrando marchi italiani destinati a entrare nella leggenda.
Oggi la Milano-Taranto vive come rievocazione storica.
Dal 1987 è organizzata dal Moto Club Veteran “Franco Sabatini” di San Martino in Colle (Perugia), erede dell’opera del fondatore Franco Sabatini, che riportò in vita la celebre maratona motociclistica.
L’evento richiama ogni anno centinaia di motociclisti provenienti dall’Italia e dall’estero, mantenendo intatto il fascino di un’epoca in cui la passione per le due ruote si misurava chilometro dopo chilometro, lungo le strade di un Paese in piena rinascita. (milanotaranto.com)

La nostra prima volta, ci schieriamo al via da Milano con sei moto, cinque nella categoria vintage ed una nella categoria moto assaggiatori, diciamo la moto assistenza.
Luca Cappellini nuovo Moto Guzzi Falcone 500 del 1970, Filippo Camperio su Bmw r89 gs /90 , Mauro De Stefanis su Honda XL 200 del /84, Lorenzo Petrogalli Neeff
BMW R75/5 ‘72 e Alessandro Arrigoni BMW R80 G/S ‘83 per finire moto assistenza Marino Gelsi su BMW Gs 1200.



Milano-Taranto 2026, la prima notte: 302 chilometri tra lampi lontani, olio bruciato e l’anima della pianura.







La prima notte della Milano-Taranto 2026 ha il sapore delle grandi avventure d’altri tempi, quelle che si consumano sull’asfalto quando il giorno si ritira e lascia spazio ai fari, al rombo dei motori e a quel misto di stanchezza ed entusiasmo che solo una corsa così sa regalare. I primi chilometri che portano da Milano a Padova scorrono come un lungo rito collettivo, un viaggio dentro la notte e dentro la memoria, dove ogni dettaglio diventa racconto.








La carovana avanza nella pianura con il suo passo ostinato, accompagnata da un temporale in lontananza che resta per ore sospeso all’orizzonte, quasi a fare da quinta teatrale a questa processione di moto, uomini e storie. I lampi si accendono in silenzio dietro le nuvole, disegnando il profilo del cielo e regalando alla notte una luce intermittente, irreale, capace di trasformare la strada in una scena da film.
Poi arrivano i profumi, quelli veri, quelli che non si dimenticano. Nella bassa cremasca la notte ha un odore preciso, inconfondibile: da una parte l’olio bruciato dei motori caldi, delle partenze, delle soste veloci, della meccanica che lavora e resiste; dall’altra il profumo di stalla, umido e pieno, che sale dai campi e dalle cascine e riporta tutto a una dimensione contadina, autentica, quasi fuori dal tempo. È un contrasto che racconta perfettamente la Milano-Taranto: la nobiltà del motore e la verità della terra, la passione per le due ruote e il respiro antico della provincia italiana.












La prima sosta significativa della notte è Crema, dove il controllo orario impone la sua liturgia precisa. Qui la corsa rallenta, si ricompatta, si misura con il cronometro. Ma Crema è anche il momento di una pausa che sa di conforto e tradizione: ravioli, un piatto che diventa quasi un premio, una parentesi di calore prima di rimettersi in sella. Attorno ai tavoli, ai timbri e agli orologi, si incrociano sguardi stanchi ma vivi, sorrisi rapidi, battute scambiate sottovoce. In queste soste si capisce che la Milano-Taranto non è soltanto una gara di regolarità: è una comunità in movimento.



Poco dopo, un altro stop per la colazione all’alba. Benzina, naturalmente, perché la notte si affronta anche facendo i conti con il serbatoio, con i chilometri ancora da macinare, con la necessità di tenere in ordine mezzi e concentrazione. Ma in una notte come questa c’è spazio anche per un piccolo rito tutto italiano: il cornetto. Una pausa rapida, quasi rubata al tempo, tra il controllo orario e la ripartenza. Il caffè che rimette insieme i pensieri, il dolce che spezza la tensione, il distributore che per qualche minuto si trasforma in un presidio di umanità nel cuore della notte.
E sopra, attorno, dentro questa lunga traversata, ci sono loro: lo staff. Gli “angeli bianchi” della Milano-Taranto, presenza discreta e fondamentale, che vegliano sulla carovana con attenzione costante e pazienza silenziosa. Sono i volti che si incontrano ai controlli, nelle aree di sosta, nei momenti di bisogno. Sono l’organizzazione che tiene insieme il viaggio, la sicurezza, il ritmo, la serenità dei partecipanti. Non fanno rumore, non cercano la scena, ma sono la rete invisibile che permette a tutto di funzionare. Custodi della notte, della strada e dello spirito della manifestazione.
Questa prima notte della Milano-Taranto 2026 si chiude così: con 302 chilometri alle spalle e la sensazione di aver già vissuto molto più di una semplice tappa. Si porta addosso il bagliore di un temporale mai arrivato davvero, l’odore acre dell’olio e quello pieno della campagna, il sapore dei ravioli e del cornetto mangiato in fretta, il rumore dei motori e il conforto di sapere che, lungo la strada, qualcuno veglia sempre sulla carovana.
È solo l’inizio. Ma già basta per capire che la Milano-Taranto, ancora una volta, non è soltanto un percorso da completare: è una notte da attraversare, un paesaggio da sentire, una storia da vivere chilometro dopo chilometro.
Milano-Taranto 2026, seconda tappa, la prima in diurna: da Padova ad Arezzo tra pianura bollente, il fascino del Museo Parilla e il respiro fresco dei passi.












La Milano-Taranto 2026 entra nel vivo con una seconda tappa intensa e spettacolare, capace di unire la fatica della pianura al piacere pieno della guida appenninica.
Da Padova ad Arezzo, attraverso il Polesine e il ravennate, la carovana della 39ª rievocazione ha vissuto una giornata dal sapore autentico, fatta di asfalto rovente, accoglienze calorose e di quel misto di storia, paesaggio e passione meccanica che rende unica la MI-TA.





La partenza da Padova ha avuto il sapore delle giornate importanti. I motori si sono rimessi in moto di buon mattino, puntando verso sud in una lunga traversata che, chilometro dopo chilometro, ha portato i partecipanti a lasciare il Veneto per entrare nel cuore di una tappa tutt’altro che banale.
La pianura ha presentato subito il conto: caldo, sole pieno e temperature elevate hanno accompagnato i concorrenti lungo il passaggio nel Polesine, tra strade dritte, campagna e una luce estiva che ha reso ancora più impegnativa la marcia delle moto d’epoca.
Stop a Breganze, ex base operativa del marchio Laverda e visita al museo prima della prova speciale. Ristoro e accoglienza davvero perfetta.






Dal Polesine la carovana ha poi piegato verso il ravennate, entrando in una parte di percorso che ha alternato ritmo, soste e la consueta atmosfera di festa che accompagna la Milano-Taranto. È proprio in questi tratti che la manifestazione conferma la sua natura più profonda: non solo gara e regolarità, ma viaggio collettivo dentro l’Italia delle province, dei borghi e delle passioni custodite nel tempo.
Uno dei momenti più significativi della giornata è stato senza dubbio il passaggio da Modigliana, con la visita al Museo Parilla. Una sosta che per gli appassionati vale quasi quanto un traguardo, perché il museo rappresenta un piccolo tempio della memoria motociclistica italiana, capace di raccontare il genio, l’eleganza e l’identità di un marchio che ha lasciato un segno nella storia delle due ruote. Tra moto, cimeli, dettagli tecnici e ricordi, la pausa al Parilla ha regalato alla tappa un momento di forte intensità emotiva, riportando al centro il senso più autentico della rievocazione: viaggiare oggi per custodire ieri.
Poi, di nuovo in sella. E con l’abbandono della pianura è cambiato anche il volto della giornata. Se il caldo aveva dominato i chilometri iniziali, l’ingresso verso i passi ha offerto ai partecipanti un’atmosfera completamente diversa. L’aria si è fatta più leggera, più fresca, quasi rigenerante, e la strada ha iniziato a trasformarsi in un invito continuo alla guida. Curve, saliscendi, boschi e panorami hanno accompagnato la discesa verso la Toscana, restituendo ai motociclisti quella dimensione più pura del viaggio che solo l’Appennino sa regalare.
In questo scenario è arrivato uno dei passaggi tecnicamente più attesi della tappa: la discesa verso Soci, sede della seconda prova cronometrata. Un momento importante nell’economia della giornata, affrontato con concentrazione e precisione dai concorrenti, chiamati a gestire al meglio ritmo, meccanica e regolarità dopo una tappa già lunga e impegnativa. La prova ha rappresentato uno snodo decisivo, ma anche uno dei momenti più affascinanti dal punto di vista sportivo, inserito in un contesto paesaggistico di grande suggestione.
Da lì, gli ultimi chilometri verso Arezzo. Ad Arezzo è arrivata una Milano-Taranto già pienamente dentro se stessa: stanca, sì, ma sempre capace di trasformare ogni giornata in un racconto.
La Milano – Padova-Arezzo 2026 lascia così in eredità una delle immagini più belle di questa edizione: quella di una carovana che attraversa l’Italia inseguendo non soltanto una classifica, ma un modo di stare in strada fatto di memoria, passione e scoperta. Dalla calura della pianura al fresco dei passi, passando per il rombo delle storiche e il fascino intramontabile del Museo Parilla, museo Laverda pezzi di storia che confermano come la Milano-Taranto non sia soltanto una manifestazione, ma un vero viaggio dentro la storia del motociclismo.
Milano-Taranto 2026, tappa 3: da Arezzo a Tivoli tra borghi, prove speciali e il fascino del Centro Italia









La terza tappa accompagna la carovana dei partecipanti in uno dei tratti più affascinanti dell’intero percorso, unendo la Toscana al Lazio attraverso l’Umbria, tra centri storici, piazze di paese e strade che esaltano lo spirito autentico della manifestazione. Da Arezzo a Tivoli, la giornata si sviluppa come un vero viaggio nella tradizione del motociclismo d’epoca, alternando trasferimenti, controlli orari e prove speciali in un itinerario ricco di fascino e contenuti tecnici.
La partenza è fissata ad Arezzo, presso l’Etrusco Arezzo Hotel, da dove i concorrenti riprenderanno il cammino dopo le emozioni delle prime due giornate. Sarà il via di una tappa importante, destinata a selezionare ulteriormente il gruppo e a mettere alla prova concentrazione, regolarità e tenuta dei mezzi lungo un percorso che, pur senza estremi altimetrici, richiederà grande attenzione e continuità di rendimento.
Il primo punto di controllo è previsto a Mugnano, che aprirà ufficialmente la lunga marcia verso sud. Da qui la Milano-Taranto entrerà nel cuore più autentico del Centro Italia, attraversando territori dove il passaggio delle moto storiche saprà trasformarsi ancora una volta in una festa per appassionati, curiosi e comunità locali.
Uno dei momenti più significativi della giornata arriverà a Grutti, dove oltre al Controllo Orario è in programma anche una Prova Speciale. Sarà uno dei passaggi tecnicamente più interessanti della tappa, in un contesto di grande suggestione paesaggistica e con il pubblico raccolto nel borgo ad accompagnare il transito dei concorrenti. Qui la precisione di guida e la capacità di interpretare il ritmo della gara potranno fare la differenza, aggiungendo intensità a una giornata già molto articolata.
La carovana proseguirà poi verso Penna in Teverina, con transito in piazza San Valentino per un nuovo Controllo Orario, altro snodo fondamentale nella gestione della tappa. In questo tratto si continua a raccontare il legame con i territori, toccando luoghi ricchi di identità e offrendo ai partecipanti un’esperienza che va ben oltre la competizione: un percorso fatto di storia, paesaggio e passione condivisa.
Il secondo grande banco di prova della giornata sarà rappresentato da Fabrica di Roma, dove in piazza Madre Teresa è previsto un ulteriore Controllo Orario con Prova Speciale. Sarà un passaggio chiave per la classifica della tappa, ma anche uno dei momenti più spettacolari per il pubblico, chiamato ad assistere a una delle fasi più dinamiche e combattute del percorso. In una manifestazione come la Milano-Taranto, proprio questi segmenti riescono a condensare l’anima della gara: il valore sportivo, la regolarità, la cura del dettaglio e il rapporto diretto tra piloti, mezzi e territorio.
Dopo aver lasciato alle spalle l’ultimo tratto cronometrato, i partecipanti punteranno infine verso Tivoli, traguardo della terza giornata presso il Grand Hotel Duca d’Este. Qui è previsto l’arrivo della tappa e il ritiro delle schede, a chiudere una frazione che si annuncia intensa, varia e altamente rappresentativa dello spirito della gara. Quella da Arezzo a Tivoli sarà infatti una tappa capace di unire la bellezza del viaggio al rigore della gara, la scoperta dei territori alla precisione della regolarità, accompagnando i concorrenti verso il cuore del Lazio con il carico di fatica, emozione e soddisfazione che solo una manifestazione leggendaria sa regalare.
La marcia prosegue così il suo racconto su due ruote, e la tappa 3promette di essere una delle giornate più complete dell’intera edizione: non solo un trasferimento verso sud, ma un autentico capitolo di gara, da vivere curva dopo curva, borgo dopo borgo, fino all’arrivo di Tivoli.
Milano-Taranto 2026, quarta tappa: tra borghi, passione e accoglienza, il viaggio continua verso il Sud
La quarta giornata ha regalato ai partecipanti una delle tappe più autentiche e coinvolgenti dell’intera manifestazione. Dopo le emozioni dei giorni precedenti, la carovana delle moto d’epoca ha proseguito il proprio cammino attraversando territori ricchi di storia, tradizioni e paesaggi che raccontano l’Italia più vera.
Il percorso ha condotto gli equipaggi lungo un itinerario fatto di strade panoramiche e borghi che hanno accolto con entusiasmo il passaggio della manifestazione. In ogni centro attraversato non sono mancati applausi, fotografie e curiosità da parte di residenti e turisti, confermando ancora una volta il forte legame tra la Milano-Taranto e i territori che la ospitano.
Le motociclette storiche, perfettamente conservate e curate dai loro equipaggi, hanno dato spettacolo lungo tutto il percorso, offrendo un autentico museo viaggiante capace di unire generazioni diverse nel segno della passione per il motorismo storico. Dalle monocilindriche degli anni Trenta ai modelli che hanno scritto pagine importanti dell’industria motociclistica italiana ed europea, ogni mezzo ha raccontato una storia fatta di tecnica, fascino e memoria.
La tappa ha rappresentato anche un’importante occasione di incontro tra i partecipanti e le comunità locali. I controlli orari e le soste hanno permesso di valorizzare le eccellenze gastronomiche e culturali dei territori attraversati, trasformando il viaggio in un’esperienza che va ben oltre la semplice percorrenza chilometrica. È proprio questo lo spirito: vivere il viaggio con calma, riscoprendo luoghi, sapori e tradizioni lungo la strada.
Nonostante il caldo tipico del mese di luglio, gli equipaggi hanno affrontato la giornata con entusiasmo e determinazione, sostenuti da un’organizzazione attenta e da un pubblico sempre numeroso. La regolarità, il rispetto del percorso e la condivisione della passione motociclistica hanno continuato a essere gli elementi distintivi della manifestazione.
Con la conclusione della quarta tappa, la carovana guarda ora alle ultime giornate di viaggio, con l’obiettivo di raggiungere Taranto, traguardo finale di una rievocazione che continua a rappresentare uno degli appuntamenti più prestigiosi del motociclismo storico italiano. Un viaggio che, anno dopo anno, conferma la propria capacità di unire persone, territori e cultura attraverso il rombo inconfondibile delle moto d’epoca.
Milano-Taranto 2026, la quinta tappa porta la carovana da Caserta a San Giovanni Rotondo
La Milano-Taranto 2026 entra nel suo momento più intenso e suggestivo con la quinta tappa che accompagna la carovana delle moto d’epoca da Caserta a San Giovanni Rotondo, lungo un percorso di circa 243 chilometri. Una frazione dal forte valore simbolico e paesaggistico, capace di unire il fascino della grande tradizione motoristica italiana alla bellezza dei territori attraversati tra Campania e Puglia.
Dopo l’arrivo della quarta tappa a Caserta, i partecipanti ripartono per una giornata che rappresenta uno dei passaggi più significativi della rievocazione storica. Il viaggio verso San Giovanni Rotondo non è soltanto un trasferimento verso il traguardo finale di Taranto, ma una vera immersione nel cuore del Sud, tra borghi, saliscendi, strade panoramiche e l’entusiasmo di un pubblico che, anno dopo anno, continua ad accogliere la carovana con affetto e partecipazione.






La tappa da Caserta a San Giovanni Rotondo si inserisce perfettamente nello spirito della manifestazione: non una gara di velocità, ma un racconto in movimento, un lungo filo che unisce epoche, territori e passioni. Le moto storiche, provenienti da tutta Italia e dall’estero, sfilano ancora una volta lungo un itinerario che sa mescolare memoria e scoperta, con i piloti chiamati ad affrontare una giornata impegnativa ma ricca di fascino, in cui resistenza, regolarità e attenzione diventano parte integrante dell’esperienza.





L’uscita da Caserta segna l’avvio di una frazione che progressivamente lascia alle spalle il profilo della Campania per aprirsi verso l’entroterra e poi verso la Puglia, in direzione del Gargano. È una tappa che cambia volto chilometro dopo chilometro: dalle aree interne ai tratti più aperti e assolati, fino all’avvicinamento a San Giovanni Rotondo, meta dal profondo significato spirituale e culturale, oltre che importante punto d’arrivo di questa penultima giornata di marcia.
Per noi tappa speciale con un grande significato perché passiamo da Isola del Liri, Frosinone dove ha sede la Fondazione Heal di cui siamo orgogliosamente ambassador. Ci accolgono su strada Simone in fondatore ed il figlio Enea. Chi Siamo – Fondazione Heal – ProgettoHeal




Dopo i veloci saluti anche perchè il cronometro non attende, si prosegue con l’arrivo nella città di San Pio conferisce alla tappa un valore particolare. Qui la Milano-Taranto ritrova il senso più autentico del viaggio: quello che non si misura soltanto in chilometri, ma nella capacità di creare incontri, richiamare memoria e accendere curiosità lungo il percorso. L’ingresso della carovana in città rappresenta uno dei momenti più attesi della giornata, con il pubblico pronto ad accogliere i motociclisti e ad ammirare da vicino autentici capolavori della storia delle due ruote.
La quinta tappa assume così il ruolo di cerniera tra la parte centrale della manifestazione e il gran finale. Dopo giorni di strada, fatica e condivisione e con il sapore di un’impresa che si avvicina al suo ultimo atto. È il momento in cui la Milano-Taranto mostra con maggiore evidenza la propria anima: una rievocazione che non vive di nostalgia, ma di passione concreta, fatta di motori, amicizia, paesaggi e accoglienza.
Anche in questa edizione 2026, conferma quindi la sua capacità di attraversare l’Italia come un grande racconto itinerante. La Caserta–San Giovanni Rotondo è una tappa che unisce bellezza, storia e partecipazione, accompagnando i concorrenti verso l’ultima sfida prima dell’arrivo a Taranto.
Sarebbe stato bello, specialmente per i piloti stranieri , una passerella davanti alla Reggia per avere un ricordo indelebile di ciò che l’Italia del sud può offrire al turista. Ecco forse l’unica cosa che è mancata, nulla togliendo ai borghi che ci hanno ospitato, una passerella anche nei centri storici più famosi di Cassino, Eremo di Camaldoli, Martinafranca.






Ultima tappa, sei giorni di viaggio. Oltre 1.700 chilometri percorsi attraversando l’Italia, dalle pianure lombarde ai valichi appenninici, fino ai paesaggi assolati della Puglia. L’ultima tappa non è soltanto un tratto di strada da completare: è il coronamento di un’avventura fatta di passione, fatica e amicizia.




Le motociclette portano i segni del lungo cammino. Dopo quasi una settimana di marcia, qualche capriccio meccanico accompagna gli ultimi chilometri: una candela da sostituire, un cavo da registrare, un motore che chiede un po’ di attenzione. Piccole noie che sembrano voler mettere alla prova la determinazione dei partecipanti proprio quando il traguardo è ormai vicino. Ma alla Milano-Taranto è sempre stato così: le difficoltà fanno parte del viaggio e ogni inconveniente diventa un ricordo da raccontare.
Poi il paesaggio cambia ancora. All’orizzonte iniziano a comparire i trulli, candidi e silenziosi, custodi di una terra unica. Attraversarli significa entrare definitivamente nell’anima della Puglia, dove ogni curva regala uno scorcio diverso e il profumo dell’estate accompagna il rombo dei motori d’epoca.
Ed è proprio tra una collina e l’altra che arriva uno dei momenti più emozionanti dell’intera manifestazione. In lontananza appare il mare. Una sottile striscia azzurra che rompe il profilo della terra e riempie gli occhi di chi, per sei giorni, ha inseguito questo momento. È il segnale che Taranto è davvero vicina.
Le ultime curve vengono percorse con un misto di concentrazione e nostalgia. Si rallenta quasi istintivamente, come per trattenere gli ultimi istanti di un viaggio destinato a rimanere nel cuore. Ma appena si imbocca il lungomare, ogni pensiero lascia spazio all’entusiasmo.
È il momento della “sparata” finale. I motori tornano a cantare con tutta la loro voce, mentre il lungomare diventa il palcoscenico dell’ultimo sprint. Gli applausi del pubblico, i saluti, i sorrisi e il rumore inconfondibile delle moto accompagnano gli equipaggi verso lo striscione d’arrivo.
Quando la ruota anteriore lo attraversa, non finisce soltanto una tappa. Si conclude un viaggio lungo 1.800 chilometri, un percorso che ha unito paesaggi, persone e storie, trasformando ogni fatica in soddisfazione. La Milano-Taranto 2026 si chiude così, con il mare di Taranto davanti agli occhi e la consapevolezza che il vero traguardo non è mai soltanto l’arrivo, ma tutto ciò che è stato vissuto lungo la strada.
Ancora una volta il ricco ristoro a km 0 rallegra lo spirito.












Come ogni gara che si rispetti viene anche il momento delle premiazioni, a tutti, coppa ricordo con un grazie per aver partecipato e coppa di classe per i primi tre classificati.

Per noi , secondo posto vintage classe 250 per Mauro De Stefanis, peccato per Filippo Camperio che perde il podio, quarto posto finale con le due ultime prove da dimenticare.






E per concludere un cenno anche alla gara nella gara, con la categoria più bella e goliardica i motoassaggiatori, la categoria regina della manifestazione.
Non hanno cronometro e tabelle per le prove speciali, ma cucchiaio e forchetta con l’arduo compito di votare il miglior ristoro di tappa.





















Il tempo non lo scandisce il cronometro ma i piatti in uscita dalle varie cucine improvvisate nelle piazze.
Assaggiatori”: non fanno una gara “sportiva” in senso stretto, ma prendono parte alla rievocazione con un taglio più turistico-gastronomico. In pratica: possono partecipare anche con moto moderne (non solo d’epoca); in questa categoria è ammesso anche il passeggero e, secondo il regolamento attuale, anche il sidecar senza passeggero.
Lungo il percorso si fermano ai ristori e assaggiano i prodotti locali offerti nelle varie tappe; il loro compito tradizionale è valutare i ristori e contribuire a scegliere il “miglior ristoro dell’anno”.
Quindi, detta semplice: sono quelli che fanno la Milano-Taranto più in modalità viaggio + convivialità + gastronomia, pur seguendo l’evento e il percorso della manifestazione.
Il nostro rappresentante @Marino Gelsi non da meno in fatto di prove speciali in cucina.
I Sidecar
E poi ci sono loro i Sidecar principalmente Moto Guzzi e con sempre equipaggio misto.
La Milano Taranto formato famiglia, manca solo un cagnolino al seguito.

















Fine della settimana dopo la cena di gala, premiazioni, sveglia presto e si cambia mezzo, taxi 🚖 + treno🚆 in direzione di casa.
Finalmente nove ore di meritato riposo.


Le moto viaggiano verso nord con l’organizzazione Trial di Sesto San Giovanni che provvede al rientro.


Tutta la cronaca dell’evento con foto dell’ufficio stampa la potrete leggere su Motociclismo & Fuoristrada d’Epoca, media partner della manifestazione.
Da parte nostra un grazie ad Anlas Italy per le gomme, Spidi Store Milano per l’abbigliamento , Caberg/Midland per il casco ed Emblema per gli occhiali.
Vi aspettiamo in edicola.

